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L’economia tedesca trascina al ribasso l’euro

C’era grande attesa sulla pubblicazione dei dati macroeconomici tedeschi, e l’attesa è stata purtroppo confermata da una serie di notizie non propriamente positive. Secondo quanto riporta un’analisi dello stesso governo europeo, infatti, il Prodotto Interno Lordo della principale economia del vecchio Continente sarebbe calato del 3,8% durante i primi tre mesi dell’anno rispetto all’ultimo trimestre del 2008, quando l’economia tedesca subì una riduzione superiore a due punti percentuali.

 

Il peso negativo dei dati tedeschi ha quindi trascinato al ribasso l’andamento della produttività dell’intera euro regione, che non tratto benefici significativi dalla decisione – del 7 maggio – di una riduzione dei tassi di interesse di riferimento ad opera della Banca Centrale Europea verso la soglia minima record dell’1%.

 

L’euro si è così indebolito contro il dollaro statunitense e contro lo yen giapponese, valuta sulla quale alcune compagnie di analisi e di osservazione sembrano essere più propense verso un atteggiamento maggiormente ottimista.

Brasile e Cina potrebbero abbandonare il dollaro

Grandi novità dovrebbero rivelarsi sul fronte valutario internazionale nel breve futuro. Secondo un giornale cinese, infatti, il Brasile e la Cina potrebbero presto sostituire il dollaro statunitense nei propri traffici commerciali bilaterali, utilizzando invece le rispettive valute al posto di quella americana.

 

La notizia sarebbe generata da una dichiarazione dello stesso Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che avrebbe intenzione di proporre tale iniziativa al Presidente cinese Hu Jintao durante il corso di un viaggio che il politico brasiliano compirà in Asia durante maggio.

 

Se tale iniziativa dovesse poi tramutarsi in realtà, la mossa potrebbe dare grande valore alle due valute in oggetto. Secondo quanto riportato dal media Bloomberg, inoltre, il Presidente Silva avrebbe dichiarato di non aver bisogno dei dollari per condurre e regolare gli scambi con la Cina, definendo una “pazzia” il fatto che la valuta verde sia la moneta di riferimento per le negoziazioni in oggetto.