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Dollaro, presunto indebolimento sulla vendita di riserve
Alla serie di analisi che vedono un dollaro in difficoltà nel corso delle prossime settimane, si è aggiunta recentemente anche l’osservazione compiuta dalla Bank of America.
L’istituto americano crede infatti che il dollaro subirà presto una fase di indebolimento a causa della vendita di importanti masse valutarie espresse in valuta statunitense da parte di alcune Banche Centrali europee, e non solo.
Bank of America crede cioè che si stia per attivare un comportamento inverso a quanto avvenne oramai tre mesi fa, quando diverse istituzioni monetarie decisero di acquistare asset in dollari per indebolire le valute di riferimento e rilanciare così le esportazioni in calo.
A quanto pare, però, le Banche Centrali starebbero per dare il via a una tendenza nettamente opposta, con la vendita sul mercato di grandi quantità di dollari, che potrebbero portare la valuta verde a un indebolimento improvviso a causa di un rilevante eccesso di offerta della moneta in oggetto…
Dollaro in caduta libera nei confronti dell’euro
Nonostante i dati sull’economia americana dimostrino qualche spiraglio di positività, il mese di maggio si è chiuso in maniera molto negativa per il dollaro statunitense, sulla scia di un forte diminuzione degli investimenti in asset contraddistinti dalla valuta nordamericana.
Il dollaro è così precipitato non solo nei confronti dell’euro, ma anche nei confronti di alcune delle altre principali valute sullo scenario internazionale valutario: il rublo, la sterlina, il dollaro neozelandese e quello australiano su tutte.
Per gli analisti, l’attuale trend del dollaro dovrebbe proseguire anche nel corso della prossima settimana, in attesa di saperne di più sull’evoluzione delle condizioni economiche e finanziarie americane.
Intanto si fa la conta dei “danni”: il dollaro ha perso oltre il 6% durante maggio 2009, per una performance mai così negativa dal dicembre 2008, quando cedette più del 9% verso la valuta unica europea. Contro lo yen, invece, la contrazione è stata superiore al 3%, e del 9% circa è invece stato il deprezzamento contro la sterlina inglese.