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Rupia indiana, taglio dei tassi favorisce previsioni Barclays

La Banca Centrale indiana ha tagliato nuovamente – e con sorpresa di alcuni – i tassi di interesse di riferimento di altri 25 bp, conducendo il livello a quota 3,25%.

Una mossa, quella condotta dalla Reserve Bank, che rischia di accelerare quanto previsto negli scorsi giorni dall’istituto Barclays.

Secondo Barclays, infatti, la rupia indiana potrebbe apprezzarsi con costanza nei confronti del dollaro statunitense durante il corso dei prossimi mesi, scendendo a 47 unità per dollaro entro la fine dell’estate, e con un apprezzamento rispetto ai valori odierni superiore al 5%.

Una previsione importante, quella dell’istituto, che si basa anche su una serie di considerazioni fondamentali che vanno dall’andamento del Prodotto Interno Lordo locale al trend che assumerà la bilancia commerciale.

Ma è una previsione, quella propria di Barclays, che parte con il piede sbagliato: la società aveva infatti scommesso su una seduta (quella del 21 aprile scorso) dei vertici della Banca Centrale indiana nella quale nulla sarebbe cambiato in materia di tassi di interesse…

Canada, possibile indebolimento per il loonie

Il dollaro canadese è stata una delle valute occidentali più dinamiche nell’ultimo mese, con prestazioni che l’hanno riportata su ottimi livelli nei confronti del vicino dollaro statunitense.

Ma – a detta delle ultime, recentissime analisi – il ‘loonie’ non avrà vita agevole nel corso delle prossime settimane, a causa di un’economia nazionale che potrebbe subire qualche flessione sull’impatto a medio termine della crisi finanziaria globale.

A suggerire la comparsa di un possibile periodo di indebolimento per la valuta nordamericana sembrano essere alcuni dati macroeconomici. Su tutti occorre ricordare il livello delle esportazioni, che sarà presumibilmente rivisto al ribasso a causa di una nuova riduzione nella domanda del partner statunitense, e il livello occupazionale, con il tasso di disoccupazione che ha già toccato quota 8% ed è previsto in nuovo rialzo durante il mese di aprile.

Questi e altri indicatori fondamentali sembrano pertanto consigliare una disaffezione nei confronti delle scommesse al rialzo sulle quotazioni del loonie.

India, conviene non fidarsi della rupia

La rupia indiana ha ripreso la sua risalita nei confronti del dollaro statunitense, dando luogo ad un trend positivo che, nel giro di alcuni giorni, l’ha ricondotta ai massimi livelli contro la valuta verde da oltre un mese a questa parte (sotto le 50 per USD).

Eppure gli analisti non credono che questo periodo di apprezzamento della moneta del subcontinente possa consolidarsi, temendo – altresì – che la rupia sia invece vicina ad un nuovo periodo di debolezza che potrebbe condurla entro fine anno a una quota superiore ai 53-54 per dollaro.

L’osservazione si baserebbe soprattutto sulla previsione delle condizioni fondamentali dell’economia del Paese, che dovrebbe assistere a una ulteriore riduzione della produzione industriale; di contro, questo indebolimento della rupia potrebbe andare a favore degli esportatori indiani, che potrebbero avvantaggiarsi di una moneta debole attraendo maggiore domanda dall’estero.

In attesa di nuove mosse da parte della Banca Centrale nazionale, dalle parte di Mumbai è quindi consigliabile muoversi con estrema cautela…

Forex: Asia, scommettere ancora sugli emergenti

Chi ha scommesso sull’apprezzamento delle principali valute asiatiche più o meno un mese fa, ora può finalmente sorridere. Alcune tra le più note monete emergenti del Continente a noi orientale hanno infatti messo a segno – nella scorsa settimana – dei prolungamenti piuttosto importanti nella loro corsa al rialzo, chiudendo provvisoriamente una parentesi felice che dura, a seconda delle monete oggetto di analisi, da quattro o cinque settimane.

 

Ebbene, secondo la maggior parte degli analisti, su alcune di queste (la rupia indonesiana, ad esempio) varrebbe la pena scommettere ancora. Sostengono le principali osservazioni che, grazie alle decisioni frutto del recente G20, sarebbero proprio i Paesi emergenti a divenire i beneficiari più rilevanti delle iniziative monetarie e finanziarie stabilite a livello internazionale. Una situazione, insomma, che in uno scenario pur critico dovrebbe risultare positiva proprio ai Paesi in via di sviluppo nel continente asiatico.

 

Ma su chi puntare, nella grande Asia? Dobbiamo pensarci un po’ su, ma sicuramente sappiamo da chi occorre stare alla larga: dallo yen giapponese – che infatti valuta emergente non è – ancora una volta dato in fase calante, complice un calendario macroeconomico ricco di probabili delusioni.

 

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